Spazioprever lezioni in rete - I.I.S. "A. Prever" Pinerolo

 

Storia romana: dalle origini alla conquista del Mediterraneo

Giluio Cesare  

La repubblica e il suo impero

Nel corso del quarantennio (202-149 a.C.) che seguì alla fine della seconda guerra punica, la politica romana scelse la strada dell'imperialismo: un nuovo periodo di guerre condusse Roma all’egemonia sul mondo mediterraneo. Vennero sconfitti i celti della Gallia cisalpina (cioè a nord del Po) per proseguire verso il Veneto e l’Istria. Venne sottomessa la penisola iberica, divisa in due province: Spagna Citeriore e Ulteriore (rispettivamente “al di qua” e “al di là” della Sierra Morena).

Nell’area greca Roma si scontrò con i ricchissimi, ma ormai fragili regni ellenistici. Filippo V di Macedonia volle limitare l’autonomia delle polis greche, le quali chiesero aiuto a Roma che sconfisse Filippo nella seconda guerra macedone.

Contro Roma si schierò Antioco III re della Siria, anch’egli sconfitto e più tardi nella terza guerra macedonica, il figlio di Filippo V, Perseo: la battaglia di Pidna segnò il definitivo tramonto del regno macedone che venne smembrato e nel 148 a.C. anche la Macedonia divenne provincia romana.

L’imperialismo romano divenne successivamente ancora più duro e assunse un carattere diverso: non era più solo una scelta politica, ma appariva saldato con ragioni economiche, poiché lo sfruttamento dei territori conquistati portava a Roma grandi ricchezze. Nel 149 a.C. con una terza guerra punica, Roma assediò Cartagine e la distrusse completamente, trasformando il suo territorio in provincia romana (provincia d’Africa) deportando e vendendo come schiavi i suoi abitanti.

Una fazione politica romana, guidata da Catone il Censore, sosteneva la pericolosità della città fenicia che pur non disubbidendo a Roma, si era ripresa economicamente.

Il pretesto per la guerra fu una reazione cartaginese alle continue minacce del regno africano della Numidia, alleato dei romani.

Nello stesso anno Roma distrusse anche Corinto, in Grecia, antica e illustre tra le polis che mal sopportavano la politica romana. Roma soppresse tutte le ribellioni e la Grecia fu accorpata alla provincia di Macedonia.

Stessa sorte toccò ai ribelli spagnoli: Numanzia subì lo stesso destino di Cartagine nel 133 a.C. e nello stesso anno il re di Pergamo, Attalo III, morì senza eredi e lasciò il suo regno che comprendeva buona parte dell’Asia minore a Roma. Venne costituita la provincia d’Asia.

Per garantire i collegamenti con la Spagna, i romani sottomisero anche la Gallia meridionale, fondando la città di Narbona.

La regione fu chiamata Gallia Narbonese (125 a.C.). A un secolo dalle guerre puniche.

Roma dominava tutto il Mediterraneo che i romani chiamavano ormai “mare nostrum”.

Il dominio romano era dunque immenso e doveva essere governato: le province vennero affidate a governatori ( il pretore, massima carica dopo quella di console) che svolgevano funzioni politico-militari, giudiziarie e fiscali. Per ciascun governatore si apriva uno spazio di potere amplissimo, con grandi possibilità di arricchimento personale, perché le province dovevano versare a Roma numerose imposte; l’esazione di queste imposte venne affidata ai “pubblicani”, provenienti dalla classe dei cavalieri. Per limitare abusi di potere venne costituito, nella metà del II secolo, un tribunale per giudicare i reati di malgoverno nelle province.

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